Mondo Pesca/Surfcasting

La Canna d'Oro del Larus Club Sassari
4 Dicembre 2018 ore 08:04

La Canna d'Oro del Larus Club Sassari

Il vero Surfcasting in versione agonistica. Questa è la Canna d’Oro, una gara unica, impegnativa ma gratificante. Comunque un’esperienza da fare e un esempio da seguire.
Alberto Belfiori

La Canna d’Oro. Un’istituzione ormai. Un evento che nel segno della tradizione attraversa i tempi e giunge all’edizione numero 34, la seconda by Larus Club, dedicata a Manuel Pinna. Ed è appunto alla generosa ed entusiastica disponibilità del sodalizio sassarese che la più datata gara di surfcasting in Italia e forse in Europa, continua il suo percorso incurante dell’età, alla ricerca di una seconda giovinezza. Una gara unica per la sua formula. Una gara che, senza ombra di dubbio, consente agli atleti di esprimersi al meglio e produrre quindi un pescato senza paragoni in termini di quantità e qualità. Una gara che rifiuta l’ufficiale postazione fissa, il picchetto, e promuove la ricerca dello spot dando a tutti i partecipanti una chance di espressione. Una gara entrata nel circuito “MP Event” grazie al quale mira ad una sempre maggior adesione. La Canna d’Oro è una gara a box con tre elementi, due battitori, appartenenti allo stesso club, che scelgono la postazione di pesca e un giudice iscritto a una società diversa, che, mentre pesca tra i due battitori, vigila e garantisce il rispetto del regolamento. Le tre manche consentono la rotazione perfetta dei tre elementi, ognuno dei quali svolgerà, per una manche, la funzione di giudice abbinato al box di un altro club. Un regolamento, questo della Canna d’Oro, che va oltre la gestione di una gara. Il risultato, infatti, dipende dalle scelte del pescatore, dalla sua capacità di interpretare il mare, relegando la sorte, in altri casi, spesso determinante, ad un ruolo di secondissimo piano. Chi vince, vince a pieno titolo, consacrato campione alla stessa stregua di chi conclude in testa un vero e proprio campionato. Ecco, più che una gara la Canna d’Oro, in virtù delle sue tre manche e dell’articolato svolgimento è paragonabile ad un vero e proprio campionato. Detto questo, nella speranza che la formula, anche aggiornata, venga ripresa da altri sodalizi innovatori, ci troviamo a S. Maria Coghinas, tra Castelsardo e Santa Teresa Gallura, presso l’hotel Montiruju, una struttura che sembra progettata dal Larus Club, apposta per la Canna d’Oro. E non mi riferisco tanto agli ambienti, ospitali e curati giornalmente, quanto alla non celata esigenza dei sassaresi in materia alimentare. Il periodo è quello dei Santi, un ponte di quattro giorni per pescare, mangiare e... birra Ichnusa come se piovesse. Il tempo ci accoglie con generosità, sole e temperatura mite, tanto che al via in molti decidono di non allontanarsi per calcare la sabbia di Baia delle Mimose, la stessa in cui il Karel, per ben 32 edizioni, ha cresciuto la sua Canna d’Oro. Lo spettacolo inizia per la strada, accanto alla residenza. Le macchine sono tutte in fila e aspettano il via per la destinazione che finora è rimasta all’interno dell’abitacolo. Ogni 60 secondi parte una vettura e se non fosse per i millecinquecento piccoli contrattempi in mezz’ora sarebbe tutto finito, col mio biglietto da visita su tutti i cruscotti. Inizia il lavoro, ossia la ricerca dei pesci da fotografare, ma non è cosa semplice.
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