Mondo Pesca/Spinning

Seppie e Calamari
15 Giugno 2019 ore 07:00

Seppie e Calamari

Le placide notti senza vento sono ideali per pescare qualche seppia dalla spiaggia o calamari dalle scogliere e nelle aree portuali. Vediamo quali sono i principali rudimenti, necessari per avvicinarci all’eging.
Federico Melis

In questo periodo, a cavallo tra primavera e estate, fa piacere trascorrere qualche ora a pesca, sfruttando le serate di calma di vento, appena dopo il tramonto. Il freddo dell’inverno è un lontano ricordo e non siamo ancora entrati nel periodo dominato dall’afa opprimente. Passeggiare in spiaggia appena dopo il tramonto o spostarsi tra le rocce o nei moli è davvero piacevole e può riservare bellissime sorprese. Ricordiamo che nella stagione estiva la balneazione limita la possibilità di pescare dalle spiagge alle sole ore notturne, ma queste sono più che sufficienti per provare a pescare seppie e calamari (e saltuari polpi...) con le totanare. Questa tecnica, praticata un po’ in tutto il mondo, è stata sviluppata e portata a livelli altissimi dai giapponesi che hanno introdotto numerose varianti e un alto grado di specializzazioni, differenziando tecniche più o meno sportive, più o meno “leggere”, a seconda che si voglia insidiare seppie, calamari o polpi e lo si voglia fare da alte scogliere, aree portuali o basse spiagge sabbiose. Con il termine Eging si intende il complesso di tecniche di pesca ai cefalopodi da riva. Le esche sono chiamate Egi ma in Italia da sempre le conosciamo con il nome familiare di totanare. La classica totanara è un’esca artificiale che riproduce le sembianze di un gamberetto. La totanara solitamente è provvista di una zavorra, posizionata nella parte ventrale, più o meno vicina al “muso” a seconda del movimento e nuoto che si vuole ottenere dall’esca. Le totanare proposte dalle aziende di pesca sportiva sono disponibili in un ventaglio “esagerato” di colorazioni: dalle più naturali, che riproducono le colorazioni tipiche dei gamberetti, alle più sgargianti, utili per “lavorare” in condizioni particolari quali acqua torbida, ottenere contrasto con rocce e alghe, bassa o assente illuminazione. Il sistema ferrante è costituito dal “castello”, una o più corone di aghi molto appuntiti sui quali si bloccano i tentacoli del cefalopode attirato dal finto gamberetto.


Canna morbida, ma quanto lunga?
Se, come detto, l’eging ha ormai raggiunto un altissimo grado di specializzazione, con canne, mulinelli e fili prodotti per l’uso specifico, si può però pescare con le totanare anche con un’attrezzatura molto ridotta e economica, ottenendo comunque ottimi risultati. Una qualsiasi canna da spinning va bene, diciamo abbastanza bene. Infatti meglio privilegiare attrezzi morbidi con una azione parabolica che permettano di lanciare lontano le piccole e leggere totanare e che assecondino il lento recupero, necessario per attirare le prede. La misura ideale del mulinello da abbinare è intorno alla misura 3500 (il valore varia per le diverse marche...), con un meccanismo fluido. Meglio se disponiamo di un mulinello leggero, visto che l’azione di pesca deve essere protratta per ore. Non è necessaria una frizione super performante; solo i grossi calamari si esibiscono in lunghe partenze, mentre di norma seppie e polpi si lasciano trascinare verso riva mostrando una resistenza molto blanda. In bobina se possibile avvolgiamo del buon trecciato. Il filo trecciato, a differenza del nylon, è poco elastico e trasmette al pescatore le tante “informazioni” prodotte dalla totanara nel suo trascinamento sul fondo.

Una semplice paratura
Come si può immaginare, l’esperienza ed il mestiere di tantissimi pescatori ha portato a sviluppare un ventaglio ampio di parature possibili. Un’ottima soluzione, facile da preparare e molto efficace, è costituita da un finale in fluorocarbon di circa 60, 80 centimetri. La sezione del fluorocarbon non deve superare lo 0,30 che risulta ampiamente sufficiente a portare a riva anche cefalopodi XL. Il nodo di giunzione tra trecciato e fluorocarbon va fatto con attenzione perché spesso è questo a rovinarsi e rompersi proprio nel momento topico. Tra le tanti varianti possibili, il Tony Pegna knot si rivela un’ottima soluzione per almeno tre motivi: con un po’ di allenamento si realizza abbastanza velocemente; la sua forma allungata facilita il passaggio del nodo tra gli anelli della canna; ha un carico di rottura molto alto. Al fluorocarbon si fissa la totanara con un piccolo moschettone a sgancio rapido, per cambiare le esche in velocità. C’è chi fissa sulla lenza uno star light a una decina di metri dalla totanara, ma l’esperienza degli ultimi anni dimostra che non aumenta quasi mai le possibilità di cattura.

Azione dalla spiaggia o dagli scogli
Se la serata è caratterizzata da totale assenza di vento vale la pena tentare qualche lancio dalla spiaggia. Lagune o spiagge basse, con o senza posidonia vicino a riva, sono luoghi ideali per la pesca alle seppie. Queste quasi mai hanno dimensioni notevoli, come invece si osservano nelle aree portuali, ma se azzecchiamo la serata fortunata possiamo contare su catture a ripetizione. In spiaggia si cammina, molto. Anche quando riusciamo a fare una cattura non dobbiamo insistere sullo stesso sposto; meglio spostarsi e magari ritornare nel luogo fortunato almeno dopo mezz’ora. L’azione di pesca non è frenetica, tutt’altro. Si lancia l’egi e, lenza in bando, si aspetta che l’esca raggiunga il fondo. A questo punto inizia il lento recupero, canna bassa; ogni tanto si anima l’egi con un movimento della punta verso l’alto. Se avvertiamo un attacco non dobbiamo permettere alla seppia di liberarsi dal castello e, siccome gli aghi non sono provvisti di ardiglione, l’unico modo per non perdere la preda è quello di mantenere sempre la lenza in trazione. Su bassi fondali, come quelli delle spiagge e nelle lagune, sono davvero rare le catture di calamari, più probabili da scogliere o nei porti. In questo caso non c’è bisogno che la serata sia di bonaccia; una leggera brezza anzi può essere positiva. Per la pesca ai calamari in generale si utilizzano totanare con zavorre di dimensioni maggiori che permettono all’esca di arrivare al fondo più in fretta. Anche in questo caso il recupero deve essere fatto in modo costante. Ogni tanto si può variare l’azione con un movimento veloce della canna, utile per far “saltellare” l’egi sul fondo. Il recupero, rispetto a quando cerchiamo le seppie, può essere più veloce con frequenti stop and go. L’attacco del calamaro è molto più violento rispetto a quello della seppia. A volte è necessario “giocare” di frizione. Non dimentichiamo di portare con noi un coppo, meglio se con un lungo manico, indispensabile per portare a positivo compimento il recupero da alte rocce e moli. Un’ultima annotazione. Chi si avvicina a questa tecnica spesso si lamenta dell’esiguo numero di catture. Ma fa parte del gioco; nell’egng, come nello spinning e in tutte le tecniche di pesca, è solo l’esperienza e la frequenza d’uscita a distinguere il pescatore occasionale dal cecchino.  

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