Mondo Pesca/Pescasub

Fabio "P" Mura
15 Luglio 2019 ore 09:00

Fabio "P" Mura

La passione prima di tutto! Sta poi al singolo cogliere le opportunità, farsi incuriosire. Così è stato per Fabio Mura che seguendo un fucile subacqueo si è trasferito nel continente. Oggi ci racconta la sua avventura, la sua storia.
Alberto Belfiori

Fabio “peschetta” Mura, classe 1990, nasce in collina, a Lanusei, capitale d’Ogliastra e si sposta nel-la regione, nella periferia meridionale, a Perdasdefogu e, poi, nel vicino Sarrabus, esattamente a Villaputzu, a seguito del babbo, militare, e della fami- glia, naturalmente. Oggi vive ancora a Villaputzu ed è impiegato da Bresca dorada, l’ormai famosa azienda di Muravera che produce ottimo miele e liquore di mirto, limoncino, fileferru e tanti altri apprezzatissimi liquori.
Partiamo dall’inizio!
La scintilla è scoccata nel 2006, nelle spiagge di casa grazie a un signore di Villaputzu, finanziere in pensione. Lo vedevo, d’estate, entrare in acqua e uscire con pesci di tutti i tipi. Incuriosito da morire, rompo gli indugi e mi faccio avanti, tanto da strappargli una promessa: una giornata intera di pesca insieme. E dopo la prima, è arrivata anche la seconda. In breve siamo diventati compagni di pesca. A detta sua ero bravo, avevo fiuto, imparavo bene e trovavo i pesci. Quirra e Porto Corallo erano il nostro campo operativo, il teatro di tantissime pescate a razzolo, principalmente. In questo periodo ho imparato a studiare l’ambiente, a focalizzare gli spazi significativi, quelli adatti ad essere colonizzati dai pesci e quindi, in definitiva, i più fertili. Lo step successivo è facebook. Nel senso che sulla piattaforma di questo social mi incrocio con Fabrizio D’Agnano, titolare di Totem sub, l’azienda che produce i famosi fucili subacquei. Inizia- mo così una collaborazione che mi porta oltre il Tirreno, a Roma. Due anni interessanti, sott’acqua a pescare e girare filmati per Caccia e Pesca. Il ruolo era quello del pescatore o dell’operatore subacqueo a seconda delle esigenze, delle circostanze o della predisposizione del momento. Poi il rientro all’Isola. Naturalmente continuo a coltivare la mia passione e perfeziono la tecnica grazie alle esperienze con amici e spostando verso il basso la quota operativa ma ancora sopra i 25 metri.
E poi?
Eppoi, grazie a un amico comune, più o meno 5 anni fa, l’incontro con Bruno De Silvestri. Mi si è aperto un mondo e, rapito da un modus operandi indiscutibile, modifico l’impostazione e mi faccio trascinare in un percorso subacqueo eccitante, come una discesa in gommone in un torrente in piena. Sono passato dal razzolo e l’agguato in acqua bassa, alla pesca in tana più impegnativa. Quindi quote intorno ai 35 metri, massimo 38, a caccia di saraghi invernali e cernie estive, lungo tutta la costa meridionale, diciamo tra Arbatax e Santa Caterina di Pittinuri. Io pesco veloce con ritmo perché le chance sono in proporzione ai tuffi. Bruno diceva: “Sei stai a casa tua pesci non ne prendi.”.
Ricordi una cattura particolare?
Si, nel 2013, a Quirra. Su un fondale di 15 metri, a fianco di una pietra, fermo, quasi immobile, scorgo un pesce castagna (Brama brama) di 4-5- chili. Mi porto a tiro e lo sparo con precisione. Il sangue è blu e secondo alcuni è tossico. In realtà si tratta di un pesce buonissimo con carni bianche, sode e saporite. L’ho cucinato in padella, con pomodoro capperi e olive. Molto buono.
Vuoi consigliare un itinerario valido anche per i neofiti?
Direi che l’oristanese è adatto agli uni e agli altri. Ad esempio Capo Mannu, uscendo a Su Pallosu, da terra, si trova subito un fondale con molto grotto. Ricco di pesci, vista la natura, che è più facile individuare con il Levante, in acqua bassa, fino ai 10 metri di profondità e in questo periodo. L’area è ampia, con tanta roccia. In pratica, più tempo stai in acqua e più e probabile pescare, anche molto, e catture spesso importanti nonostante il basso fondo.


Come si organizza un’uscita?
Allora… domani vado a pesca. Il programma prevede la sveglia alle 5 e 40. Carico la macchina, aggancio il carrello col mio Master da 5 metri e 40 cavalli. A bordo ci sono 6 fucili: 2 a elastico da cm 65 con fiocina, 2 sempre a elastico, da cm 75 con la tahitiana, e ancora due fucili da 90 con tahitiana a elastico, e infine un 120 doppio elastico senza roller. D’inverno uso pantaloni e giacca da 8,5, tagliati dal bravissimo artigiano romano Giuliano Tagliacozzo di Polo Sub. Le pinne sono naturalmente in carbonio della greca Meister. Un metro e 80. Uso il coltello in cintura perché in tana entro in posti stretti e in cintura il coltello risulta più aderente e non si incastra. La maschera è la super collaudata Superocchio di Cressi: si adatta perfettamente al viso anche con la barba.La dotazione si completa con una torcia e un computer da pesca che  misura i tempi, ad esempio il recupero. Per me vale la regola: il doppio della durata del tuffo più il tempo dell’immersione.
Ti sei mai trovato in difficoltà?
Beh… nel 2011 all’isola d’Elba. Siamo usciti con codimeto perfette per pescare su risalite in mezzo al mare 15 miglia distanti da Porto Ferraio. Sul posto accade l’imprevedibile. In 15 minuti il cielo si in scurisce fino a diventare marrone. Parte una grandinata mai vista, fino a depositare uno strato di ghiaccio di 50 centimetri nel gommone. La temperatura in pieno luglio è scesa a 1 grado. E fulmini…  Noi ci siamo riparati in acqua, appesi al golfare di prua e parzialmente protetti dai sassi. Finita la grandinata ci avviamo verso terra e dopo una navigata di 5 miglia di nuovo… sole.
Come sei messo con le gare?
Sono socio di Club Sinis di Oristano, un manipolo di giovani ed entusiasti subacquei. Ma tanto non è sufficiente a coinvolgermi appieno. Ho fatto qualche gara selettiva in questi ultimi anni ma la classifica non è mai stata esaltante. Anche i Trofei, causa del tempo tiranno, non mi hanno mai portato fortuna. L’unico risultato da raccontare è il secondo posto a una selettiva dello scorso anno a Marina di Oristano. Speriamo per il futuro… forse, con un po’ di fortuna... a settembre.
 

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