Mondo Pesca/Dalla Barca

Trecciato e Sue Tecniche
15 Ottobre 2019 ore 07:00

Trecciato e Sue Tecniche

Grazie al nostro autore scopriamo alcune dritte sull’uso del trecciato.
In particolare l’abbinamento alle varie tecniche di pesca. Così Giovanni ci svela che la scelta non dipende solo dal carico di rottura e dal diametro, vediamo perché.
Giovanni Bianchini

Quante volte ci siamo chiesti quali fossero le reali differenze tra un 4 e un 8 capi e quale tra i due fosse più opportuno utilizzare a seconda della tecnica di pesca praticata? In questo articolo, che verrà suddiviso in due parti, andremo ad analizzare la tipologia di trecciato da preferire in virtù della tecnica di pesca in esame e, non ultimo, come mantenere al meglio la nostra preziosa treccia nel tempo.

4 o 8 fili e perché?
L’uso di un 4 o di un 8 fili è strettamente legato alla tecnica di pesca praticata. La scelta del prodotto migliore da acquistare dipende quindi da questa variabile. In verità esistono anche i 6 fili ma, generalmente, sono poco utilizzati e la scelta ricade principalmente su trecciati a 4 o 8 capi. Il quattro fili presenta al tatto una maggior rigidità, una consistenza irregolare, più “cordosa” rispetto ad un 8 fili, e infine un costo decisamente inferiore; di contro lo stesso presenta un minor carico di rottura, una minore resistenza all’abrasione e un maggiore attrito sia nell’acqua, che in aria a cau-sa della sua stessa conformazione. I trecciati 8 capi sono generalmente più morbidi, fanno un minore attrito sia in acqua che in aria, posseggono un maggior carico di rottura e una maggior resistenza all’abrasione; di contro presentano una minore rigidità e, infine, un costo decisamente elevato. Letta così sembrerebbe che il trecciato 8 fili sia la soluzione migliore da adottare nella totalità delle situazioni in quanto presenta un numero di vantaggi superiore rispetto al 4 fili; in realtà tutto dipende dalla tecnica di pesca praticata. Quest’ultimo rappresenta difatti un parametro piuttosto importante da tenere in considerazione che ci permette anche di non impoverire inutilmente il nostro portafogli effettuando magari una spesa ingente che non è proprio necessaria.


Teniche e trecciati a confronto
In questo articolo analizzeremo tutte le tecniche di pesca dalla barca, da me praticate, in cui il trecciato è da considerasi fondamentale. Nel prossimo numero andremo invece a trattare le tecniche di pesca da terra.

Vertical & Inchiku
In queste due tecniche, nonostante non vi sia la necessità di lanciare, è necessario utilizzare un ottimo 8 capi, in quanto, lo stesso permette di fendere meglio l’acqua riducendo l’attrito e consentendo, in virtù del maggiore carico di rottura, a parità di diametro, di utilizzare diametri più sottili. Questo consente l’uso di esche più leggere e conseguentemente di affaticarci di meno. Vertical e Inchiku infatti, pur praticate a profondità inferiori, garantiscono le migliori performance dai 50 metri in poi. A queste profondità (dai 50 ai 100 metri e oltre) non è proprio agevole muovere un jig da 200 grammi o un inchiku da 160 per una giornata intera. A questo si aggiunge anche il fatto che spesso possa capitare una giornata con vento, forte corrente o mare formato, aumentando cosi le difficoltà dell’azione di pesca. Pescare con un trecciato da 8 capi ci consente quindi di pescare con esche più leggere, a maggiori profondità e di contrastare le situazioni di forte corrente. È un piccolo investimento che, nel caso di queste due tecniche, va fatto. La differenza è apprezzabile.

 

Traina col vivo
Se per la traina alla ricciola il trecciato può anche non essere indispensabile, per la traina al dentice, a maggior ragione se effettuata con la canna in mano, ciò diventa una “conditio sine qua non”. Per questa tecnica ci si può orientare su ottimi 4 capi in quanto non si deve lanciare l’esca ma si ha bisogno di diametri relativamente sostenuti per evitare che le spire del trecciato vadano ad infossarsi nella bobina del mulinello. Il trecciato 4 capi essendo più cordoso, anche con diametri più contenuti, molto difficilmente creerà questo problema. Inoltre per l’azione stessa del combattimento, non è necessaria una treccia molto morbida in quanto gran parte dell’elasticità necessaria è già data dal preterminale in nylon di lunghezza variabile in base alla tipologia di preda ricercata e dello spot affrontato. La classica traina col vivo si svolge fino ad una quota operativa di circa 55-60 metri, in questi casi è bene utilizzare un diametro leggermente più sostenuto (per i motivi precedentemente citati) e di alleggerire la piombatura. In questo modo si ha il duplice vantaggio di avere una lenza più leggera e maggiormente distante dalla poppa dell’imbarcazione e dal rumore del motore.

Sabiki e Tataki
Anche per queste due tecniche l’utilizzo del trecciato è praticamente imprescindibile. Essendo due tecniche che non necessitano di attrezzature stratosferiche, in quanto abbastanza semplici da mettere in pratica, un semplice trecciato 4 capi di diametro sottile assolverà perfettamente alla bisogna. Potrebbe risultare vantaggioso l’uso  di trecciati con tinte dai colori accesi come verde fluo, giallo o arancione. Solitamente infatti queste pesche vengono effettuate con altri pescatori in barca e un trecciato con colori accesi facilita la visione del proprio trecciato e quello degli altri pescatori in barca senza creare inutili ingarbugliamenti. Questo perché generalmente queste due tecniche vengono effettuate all’alba e al tramonto e, anzi, il più delle volte poco prima dell’alba (quando è ancora buio) e poco dopo il tramonto, motivo per il quale  acquisiscono importanza le tinte accese, maggiormente individuabili in condizioni di scarsa luminosita’.

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