Mondo Pesca/Bolentino

Electric Reels
15 Giugno 2020 ore 07:00

Electric Reels

Leggeri, affidabili, smart. I nuovi elettrici non lasciano più alcun dubbio. Il bolentino di profondità, risulta per questo sdoganato anche se ancora oggi, per qualcuno, di strada da fare ce ne sarebbe ancora.
Alberto Belfiori

Nonostante gli strenui tentativi del convenzionale mulinello a tamburo fisso, di occupare ancora uno spazio dignitoso nel bolentino di profondità, la scena è in gran parte occupata dall’omonimo elettrico da canna, forte delle sue performance e delle dimensioni sempre più contenute. In effetti la maneggevolezza di questi arganetti a pila è sempre più evidente, al pari della fatica risparmiata nel bilancio di una giornata a pesca. Mettendo da parte i tentativi estremi, quelli, per intenderci, che richiedono ancora l’impiego del mulinello da murata, e quindi un approccio specialistico di un altro livello, tratteremo in queste pagine dei più diffusi mulinelli delle classi 1000 e 4000, almeno per lo standard Shimano, capaci di contenere, questa volta universalmente e con tollerabile approssimazione, 400 metri, di filo del diametro di mm 0,23 o, per il 4000, 800 metri dello 0,32. Il filo di cui si parla, di norma è un buon dyneema, trecciato, un otto fili, più regolare come “diametro”, nel senso che la sezione è quasi circolare, quindi meno resistente alla corrente e più veloce in discesa, rispetto al 4 fili. Il nylon è da scartare a priori, poiché elastico e quindi incapace di trasmettere alla canna le tocche meno importanti, a maggior ragione per le quote più profonde. Stesso discorso vale anche per la ferrata, in sostanza inefficace sulla lunga distanza. Inoltre, il nylon, è modificabile nella struttura fino a perdere le caratteristiche originali dopo solo un paio di calate o un semplice combattimento. In pratica si allunga e assottiglia nel recupero, irregolarmente. Poi, una volta imbobinato in tensione, tende a recuperare il volu-me originario, generando una forte pressione nelle guance della bobina che non sempre reggono lo sforzo.


Il mulinello
In ogni caso il mulinello elettrico è del tipo a bobina rotante, esattamente co-me quello in uso nella traina. È dotato di una frizione, normalmente a stella, tra i 5 e i 15-20 chili di resistenza per le classi di cui sopra. L’elettrico sta a significare che i meccanismi sono mossi da un motorino, appunto elettrico, che consente il riavvolgimento automatico del filo e quindi solleva il pescatore dal mestiere più faticoso che è quello di girare la manovella. Altra funzione automatica è la disposizione del filo sulla bobina, assistita da un comodissimo guidafilo che non distoglie l’attenzione del pescatore dal recupero. L’alimentazione avviene attraverso un cavo, fornito col mulinello, i cui morsetti vanno collegati a una batteria a 12 V (come quella per l’auto). Per i più sofisticati, esistono in commercio delle batterie “tascabili”, dedicate, di forma grossolanamente cilindrica che si inseriscono direttamente sul mulinello al posto del cavo. Altre ancora, sono munite di un mini cavo e fasce di velcro che consentono un ancoraggio della pila, sulla canna, in posizione soggettiva. Si tratta di due soluzioni un po’ invadenti ma eliminano il lungo cavo elettrico che nelle “postazioni dinamiche” o negli stili di pesca più agitati, risulta sempre di grande impiccio. Per un impiego impegnativo una seconda “tascabile” di scorta è consigliata.


Comandi
Sono 4 i comandi principali: la manovella, la frizione a stella, la leva di blocco, la leva tecnica. Quest’ultima fa la differenza e caratterizza il rotante elettrico. Si tratta infatti di un vero e proprio potenziometro che modula la velocità di recupero e che diventa per il pescatore la manovella smart. Questo fino alla fine, o quasi, visto che le impostazioni regolari del mulinello fermano il recupero qualche metro prima e lasciano le ultimissime fasi del combattimento alla sensibilità del pescatore che guadagna gli ultimi metri, a mano, con la tradizionale manovella.

Settaggio
Premesso che le istruzioni che accompagnano il mulinello sono generalmente chiare ed esaustive per tutti (se in lingua italiana), per implementare tutte le funzioni è necessario dialogare col mulinello già al momento di caricare il filo. Infatti, è necessaria una procedura che ricalcola i parametri proposti in origine dalla casa, non sempre compatibili con il trecciato preferito dall’utilizzatore finale.  L’operazione di cui prima è un servizio che fa di solito il negoziante di fiducia, ma visto che le attuali forniture passano attraverso molteplici canali, spesso diretti, senza intermediari, sarà bene cercare in rete le istruzioni in italiano, se il vostro inglese zoppica. A scopo indicativo, segnaliamo la taratura dello 0 che si esegue premendo per tre secondi (per lo Shimano) il tasto “enter” e a cui si allineano le diverse tarature del mulinello. Ma, per chi pratica il bolentino di profondità l’essenziale è attivare la funzione di stop programmato che blocca la lenza in risalita, a distanza di sicurezza, anche con avviso sonoro. La modalità “rakuraku”, consente, nel recupero, di mantenere invariata la tensione del filo. Potrebbe risultare utile anche la funzione che consente di posizionare le esche ad una certa distanza dal fondo o dalla superficie, ma questo è un argomento altamente specializzato che un po’ si allontana dal bolentino di profondità tradizionalmente inteso e dall’oggetto di questo articolo.

Extra bolentino
Per chi invece non resiste alle novità e soprattutto spazia tra le innumerevoli tecniche di pesca alcuni modelli di diverse case propongono le funzioni di pesca in verticale. Ad esempio il jigging. Impostando i dati si può simulare una vera e propria azione di vertical jigging con intervalli di tempo predefiniti e spazio coperto dai “movimenti“ delle esche. Sebbene le variazioni di settaggio siano sempre più precise e specializzate, queste tecniche di pesca in verticale hanno comunque bisogno di un minimo intervento manuale sulla canna, al pari della ferrata nel bolentino. Infatti, oltre alla brusca accelerata imposta dalla leva che comanda il potenziometro, già sufficiente di per sé a bucare il palato degli occhialoni, una brusca ferrata in contemporanea rende la nostra tecnica decisamente più efficace. Allo stesso modo nel jigging il lavoro combinato di polso e braccia risulta vincente solo se in perfetta sintonia con l’operato del mulinello.

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