Mondo Pesca/Spinning

Special Guest
15 Giugno 2020 ore 07:00

Special Guest

Cacciano a pelo d’acqua o appena sotto e spesso stazionano dietro ai grossi banchi di muggini o li osservano dal basso. Sono i serra ad animare l’estate dello spinner, in molti esemplari di piccole dimensioni, ma nelle ore giuste arrivano i big.
Riccardo Cacicia

Come ogni viaggio che si rispetti, c’è sempre una fase iniziale che va spiegata. Nonostante la mia più completa e totale predilezione per i grossi carangidi della barriera corallina, che fanno canticchiare le frizioni, sudare le mani e produrre tanto acido lattico nelle braccia e nella schiena, la mia cosiddetta “gavetta” è iniziata con un pesce che nelle coste del nostro splendido stivale si è fatto riconoscere per la sua “maleducazione”... così per dire. Criticato da molti e apprezzato da ancor più estimatori, il pesce serra, alias Pomatomus saltatrix, pinnuto cosmopolita, passa il suo tempo a viziarsi, cercando acque che possano soddisfare al meglio il suo fabbisogno alimentare, composto perlopiù, come perfettamente voi sapete, da muggini guizzanti. Presente in tantissime acque tropicali e sub-tropicali, possiamo definirlo eurialino poiché la sua presenza viene registrata con sempre maggior frequenza anche lungo i tratti terminali dei fiumi. Personalmente mi è capitato di pescarne uno, di grossissima taglia, in un punto di un fiume lontano due chilometri dal mare. Odiato, in parte, dai pescatori “leggeri” che si dedicano ai piccoli grufolatori, sia dalla spiaggia che dalle altre rive, in seguito ai suoi attacchi sulle sfortunate prede allamate, è invece amato incondizionatamente dagli spinner di tutto il mondo.  Conosciuto nelle altre parti del globo come Tailor, Bluefish, Anjova, questo attaccabrighe fa innamorare l’angler per le sue potenti fughe e i salti spettacolari, eseguiti per riconquistarsi la libertà. Per non parlare delle splendide performance in top water, vere e proprie esplosioni di energia, godibili a vista, e per questo ancor più emozionanti.

Momenti
L’arrivo dei mesi caldi dà il via, al serra, che si produce in un susseguirsi di attività di caccia, durante tutte le fasi del giorno, nelle aree portuali. Tra queste, nel mezzo, ce ne sono anche di più nascoste e particolari. Analizzandole nel complesso, possiamo ricostruire, indicativamente, una “tabella di marcia del serra”, partendo dalle prime luci dell’alba, momento in cui tutti i pesci notturni tendono a interrompere le proprie attività, compresi gli esemplari ancora neonati di serra. Grandissimi banchi di serra tendono a occupare ogni spazio disponibile, attaccando, nel vero senso della parola, qualunque cosa gli capiti a tiro, o quasi. La frenesia del predatore imperversa sotto la superficie. Le nostre esche, di qualunque tipo, vengono bersagliate da orde di serra di piccola taglia che di solito non superano il chilo e mezzo. Col passare delle ore, andando a mezzogiorno e fino a qualche ora dopo, la confidenza del saltatore scema fino a sopprimere l’attività nei confronti dei nostri artificiali. È qui che il gioco si fa duro! Siamo arrivati nella parte più incognita della giornata, o meglio quella in cui il Pomatomus tende a preferire e seguire i numerosi muggini, rendendo improbabile lo strike. Il momento è critico, solamente l’esca può fare la differenza. Il serra è concentrato sul vivo, sui tanti banchi di muggine che, nel mio caso, ospita il porto di Cagliari. Il bluefish, tende a stare al di sotto del branco, oppure dietro, se il predatore è giovane, in attesa del momento giusto per “caricare” la preda. In questi momenti lo spinner deve armarsi di un buon trecciato e un’esca che riesca a bucare be-ne l’aria e raggiungere distanze considerevoli per oltrepassare le schiene appiccicate dei muggini riuniti in banchi numerosi. Il movimento dell’artificiale deve attirare l’attenzione del predatore che sta al di sotto. Con un po’ di fortuna, nel recupero, il serra, incuriosito dai particolari guizzi dell’esca, tenterà l’attacco. L’enorme intervallo di tempo che circonda il mezzogiorno è la parte della giornata che preferisco, quella che può dare le più grandi soddisfazioni e, a sua volta, le sintesi di gruppo più articolate con racconti di pesca di ogni genere, provocati dalla quasi assoluta inattività del pesce. La carta vincente, jolly indiscusso della parte centrale della giornata, è l’arrivo del banco da fuori, con gli esemplari più grandi, femmine e maschi, molto competitivi. Il combattimento è diverso, più adrenalinico, più difficile. Infatti bisogna fare i conti con i salti del serra, le evoluzioni aeree disperate nel tentativo di liberarsi. È facile, a volte, in questo susseguirsi di fughe laterali e salti fuor d’acqua, che il filo ceda, molto pericolosamente, un po’ di tensione. Il risultato, se non siamo pronti a recuperare, purtroppo, è la conseguente e mortificante slamata. Altrimenti lo spinner può togliersi le soddisfazioni più grandi e, perché no, sbriciolare i propri record personali. Al tramonto il discorso è pressappoco lo stesso, solo che il fenomeno è più ricorrente. Quindi la reazione non cambia: stuzzicare il pesce dietro i grandi banchi di cefali perché lo “special guest” torna ad essere incredibilmente attivo e le catture possono essere molteplici e con un’incredibile frequenza.

 


Top water
Un’esca può assolutamente fare la differenza, soprattutto durante quel fatidico momento in cui i racconti di pesca riecheggiano nelle prossimità del molo. Stiamo parlando di esche di superficie. Silenziose o rumorose, in un mo- do o nell’altro si faranno notare dal portatore di denti affilatissimi. L’esca in assoluto più catturante secondo le mie esperienze, in totale vuoto di attività, è il needle (ago). Si tratta di un’e-sca lunga e fine che genera grande emozione e curiosità nel serra. Io utilizzo da molti anni lo Stylo210 della Jack Fin, esca a parere mio impareggiabile, quella che mi ha risolto le giornate più difficili con i pesci completamente apatici. È un’esca che amo far muovere lentamente con ampie curve a destra e sinistra, seguite da una pausa di un secondo e mezzo prima di effettuare una nuova jerkata. Risulta assai catturante anche il recupero molto veloce e repentino del needle, quasi ad imitare un’aguglia impaurita in superficie che “skippa” per il pericolo di un grosso predatore. I popper sono, anche queste, esche formidabili con cui i serra più grossi, nel bacino portuale, vengono sempre ingannati. Gli schizzi e i forti rumori prodotti dallo scoppio delle bolle, prodotte nell’avanzamento del popper, sono uditi a distanze più lunghe. Risultano pertanto efficaci visto che attirano l’attenzione di un serra al pascolo sul fondo o molto distante. Il popper 130T della Molix, oltre ad essere un’esca innovativa con una formidabile precisione balistica, ha una struttura resistentissima, che tiene testa anche ai morsi poderosi dei grandi predatori tropicali con dentature nettamente più poderose rispetto a quelle del serra. Per ogni evenienza è sempre consigliabile avere appresso i classicissimi Wtd. Il silente scodinzolare di quest’esca è un facile modo per conquistare l’attenzione del predatore, senza disdegnare naturalmente vari tipi di jerk e affondanti!

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