Mondo Pesca/Surfcasting

4 Calamenti Inossidabili
15 Giugno 2020 ore 07:00

4 Calamenti Inossidabili

Sono storici, imprescindibili, indispensabili! Stiamo parlando dei 4 travi che hanno fatto la storia del surf casting. E se resistono all’attacco del progresso è perché sono davvero efficaci. La naturale evoluzione dei materiali li ha resi immortali.
Federico Melis

Si va a pesca, era ora. Le canne sono in ordine, i mulinelli oliati e lucidi. Quali travi usare per la ripresa dell'attività? Come potete ben immaginare, le configurazioni possibili sono tantissime, frutto dell'esperienza, di tradizioni regionali se non addirittura locali. Ma esistono alcuni fondamentali, travi essenziali da conoscere assolutamente. Si riassumono in un magico poker, i 4 travi del surfcasting: standard, pater noster, long arm e short. Per chi si avvicina a questa tecnica soltanto adesso, diciamo che con questi 4 travi si può fare praticamente tutto. Partiamo dal necessario per assemblarli: lenze, girelle ed altro. La paratura si compone del trave e dei braccioli (o finali). Il trave è lo spezzone di lenza su cui andremo a fissare i braccioli. È collegato alla lenza madre da uno sgancio rapido. Lo sgancio è utile (direi indispensabile) perché permette di sostituire velocemente il trave; il cambio avviene quando decidiamo di mutare strategia di pesca, velocizzare l’azione (le catture si susseguono a ripetizione… magari) o sostituire un vecchio trave, ormai logoro, con uno nuovo. La sezione del trave dipende da molti fattori ma nella maggior parte dei casi si va da 0,40 a 0,60. La lunghezza dello stesso è sempre intorno ai 2 metri, ma dipende in modo apprezzabile dal numero e dalla lunghezza dei braccioli. Questi si collegano grazie a delle piccole girelle, mantenute nella giusta posizione dagli stopper e montate in quest’ordine: si infila nel trave lo stopper, seguito da una perlina, dalla girella, perlina e infine stopper; le perline separano la girella dagli stopper in gomma, diminuendo gli attriti. Sull’estremo inferiore del trave si lega un robusto moschettone su cui fisseremo il piombo. I braccioli, meglio se sono in fluorocarbon. È vero, il fc costa di più della lenza in nylon ma ha tre vantaggi: è più mimetico, più rigido, meno poroso. Il mimetismo aumenta la probabilità che il pesce si avvicini; la rigidità minimizza i grovigli e permette una ferrata più secca; la minor porosità si traduce in una maggior resistenza all’azione nociva di salsedine e sabbia. Al bracciolo si collega l’amo. Anche qui si apre un mondo di possibilità, ami di tutte le fogge, in materiali, dimensioni e misure diverse. Semplificando il discorso, portiamo con noi due tipi di ami, in diverse misure. Ami con gambo lungo, tipo Aberdeen, per l’innesco di lunghi vermi sottili, quali arenicola o tremuligione, ma anche per il cannolicchio sgusciato; ami con gambo più corto, come i beck o i crystal, con gambo corto, arrotondato e utili con inneschi più voluminosi e massicci. Quanti travi ci dobbiamo preparare? La risposta veloce è… dipende. Meglio averne una scorta pronta ma non fissiamoci, preparando centinaia di travi che poi, se non siamo degli accaniti agonisti, finiranno per marcire nel cassone. Vediamo finalmente di scoprire i magnifici 4.

 

Standard
È il primo assetto che consideriamo perché il più generico. Il trave standard si utilizza quando non abbiamo le idee chiare. Generalmente è quello che si monta sulla prima canna. La sua missione è sondare il terreno, permetterci di capire quale zavorra usare, quale esca, in che quantità e a quale quota. Lo standard è costituito da un lungo trave su cui colleghiamo 3 braccioli finali. La lunghezza del trave supera i 2 metri abbondanti, visto che dobbiamo allestire tre inganni. Il più alto, lungo circa 100 centimetri, può essere flotterato per evidenziare la presenza di boghe, occhiate, lecce stella e tutto quello che nuota nella fascia d’acqua superiore. Il bracciolo mezzano, lungo anche questo sui 100 centimetri, in partenza lo utilizzeremo per far sfiorare l’esca sul fondo. Infine, ben adagiato sul fondo, ecco il terzo bracciolo, collegato al trave appena prima del piombo. Tra i tre, il bracciolo più basso è anche il più lungo, intorno a 120, 150 centimetri. Lo standard ci permette di innescare in contemporanea tre inganni, posti a tre quote differenti. Si presta egregiamente all’utilizzo di esche non troppo voluminose. Tutti i vermi, dall’arenicola, all’americano, coreano, muriddu, piccoli bibi, tremuligione; ma anche cannolicchio e boccone sgusciato, piccole strisce di seppia o calamaro. Ha il pregio di essere un innesco all round (non a caso è detto standard) ma anche un rilevante difetto. La presenza di tre braccioli, medio lunghi, non facilità l’azione di lancio. Se ci accorgiamo che il pesce staziona lontano, meglio optare su un’altra tipologia di paratura.    


Pater noster
L’inizio di una preghiera, ma non è una richiesta d’aiuto divino, anzi. Il pater noster è un trave con due braccioli, uguali. Si usa quando abbiamo già le idee più chiare. Conosciamo bene lo spot? Sappiamo già che mangeranno solo determinate specie di pesci? Ci aspettiamo di dover utilizzare prevalentemente la stessa esca? Vogliamo lanciare qualche metro in più rispetto al trave a tre? Pater noster, questa è la risposta. La lunghezza del trave dipende dalla lunghezza dei braccioli; generalmente si prepara un trave da 220 centimetri, visto che si utilizzano braccioli intorno al metro. Finali uguali per siglare la doppietta, frequente con mormore e piccole oratelle, sul fondo, con occhiate, boghe, sugarelli e stella, a galla. Una sola esca, nessun dubbio sui tempi di permanenza in acqua. Arenicola e affini vanno controllati spesso; dall’altro lato della scala ecco oloturia e bibboni, con permanenza che si prolunga anche oltre l’ora. In ogni caso il pater noster si conferma la miglior scelta, selettiva e mirata. Ma se vogliamo andare ancora un po’ più in là?

 

Short
Sono sostanzialmente due i motivi che spingono all’utilizzo di un solo bracciolo, corto: la forte turbolenza del mare o la necessità di lanciare il più lontano possibile e spesso le due cause insieme. Può sembrare un cavillo ma, adoperando una paratura con un solo amo, si guadagnano molti metri, provate! Il trave in questione, manco a dirlo, si chiama short, un finale mono amo con bracciolo massimo da 80 centimetri. Generalmente l’attacco del bracciolo è basso per permettere al finale di sfiorare il fondo. Esiste anche la variante rovesciata, utile per sondare fasce d’acqua superiori o quando la turbolenza è davvero impressionante. Questo trave per condizioni al limite è ideale nella pesca ai saraghi, quando schiuma e turbolenza sono sovrane. Lo spessore del bracciolo è imposto dalle condizioni del momento, con legge direttamente proporzionale: maggiore è il “casino” in acqua, maggiore sarà la sezione del bracciolo. Saraghi, abbiamo detto, ma anche spigole e grosse orate, da cercare con esche che resistano alla turbolenza, quali grossi bibi, gamberi, seppia… In alcuni casi lo short è l’ultima carta da giocare prima di arrendersi a condizioni meteo avverse. Ma il prezzo di tanta fatica è ripagato con catture memorabili.

Long arm
Sinonimo di una pesca statica, basata sull’attesa, il long arm, tra tutte, è la soluzione più selettiva. Questo trave è caratterizzato da un solo bracciolo finale lunghissimo. La girella d’attacco è posta a pochi centimetri dal piombo e su di essa si lega il bracciolo, lungo non meno di 150 centimetri. Il long arm ha fatto la storia della pesca all’orata. Infatti è un trave che “nasconde” la lenza; la lunghezza del bracciolo aumenta la probabilità che l’orata, un pesce dalla diffidenza proverbiale, attacchi l’esca, non sentendo la resistenza del piombo lontano. Il suo utilizzo è indicato in condizioni di mare piatto o quando l’attività dei pesci tarda a manifestarsi. Un impiego comunque più raro in inverno con mare mosso e molto frequente ora, nella bella stagione.

I 4 cavalieri
Questa breve panoramica ha un duplice scopo: illustrare i quattro travi più importanti del surfcasting, imparare a costruirli e capire a quale utilizzo indirizzarli; ma forse l’aspetto più rilevante di tutto questo discorso è che i 4 cavalieri vanno considerati come un sistema organico, da utilizzare con elasticità e in base alla situazione del momento. Mi spiego meglio. Troppo spesso succede che, una volta arrivati in spiaggia, si monti lo stesso tipo di trave (addirittura lo stesso trave e basta) per tutta la notte, senza provare a variare l’assetto di pesca. Ma al nostro arco non dobbiamo dimenticare che abbiamo 4 frecce. Usiamole.

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