Mondo Pesca/Acque interne

10 Settembre 2020 ore 07:00

Big Bass tra le Alghe

All’ennesimo strike di un piccolo black bass la domanda sorge spontanea: “Ma cosa devo fare se voglio il Big?”. Semplice, cercare tra le alghe e lanciare grosse gomme. Ma questo è solo l’inizio.
Riccardo Cacicia

Il persico trota (Micropterus salmoides) è un pesce, caratteristico per la capacità di adattarsi a tutti gli ambienti e per questo oggi possiamo considerarlo cosmopolita. Ha origini nell’America settentrionale e da qui si è difffuso in tutto il mondo. In Sardegna non esiste una fossa piena d’acqua che non ne ospiti una colonia. Per gli yankee ha una valenza sportiva incredibile. Sono milioni i pescatori che si dedicano alla sua cattura e milionarie sono anche le gare che fanno del bass fishing uno sport nazionale. In questo periodo dell’anno l’attività biologica del “boccalone” è ai massimi livelli, mentre scema d’inverno quando spingendosi più a fondo, cade in uno stato soporoso di bassa attività. La riproduzione avviene in primavera e all'inizio dell'estate ove la femmina depone fino a 10.000 uova, in base alle dimensioni dell’esemplare. Il maschio o entrambi i genitori sorvegliano il nido fino a che i piccoli, sentendosi pronti ad affrontare le dure leggi del lago, non lo avranno lasciato. Essendo un pesce incredibilmente vorace e circoscritto a un ambiente relativamente piccolo, il bass tende a essere un animale facilmente adescabile dalle esche artificiali. Le abitudini alimentari di questo pesce sono infatti piuttosto variegate e legate all’ambiente, non sempre, quest’ultimo, generoso abbastanza da farlo stare tranquillo. È vero, condivide lo spazio con altri pesci, vedi carassi o scardole che fortunatamente caccia con successo, ma spesso è costretto a integrare la dieta con animali che gravitano intorno e ai limiti dello specchio d’acqua, quali insetti, anfibi, rettili e piccoli mammiferi. Si tratta chiaramente di un predatore voracissimo che in giovane età appare totalmente libero da tabù. Così si avventa su qualunque cosa si muova e abbia l’aria di essere commestibile. Di recente ho fatto più di quaranta catture in un solo pomeriggio. La competizione tra loro è elevatissima tanto che capita non di rado di catturare due esemplari con la stessa esca.
Cercando gli over size
Ma cosa spinge il bassman a insistere sulla sponda di un lago se sembra così facile avere la meglio di un persico? La risposta è una, chiara e inequivocabile: il Big bass, il persico fuori misura, l’esemplare over size, voluminoso e grasso. Quello con la bocca più grande di tutti. Per questo il bassman spende interi pomeriggi alla costante ricerca del big, nella speranza di superare se stesso e registrare nel proprio palmares un animale ancora più grosso, un altro record.

La selezione
A questo punto, visto che tutti ci siamo convinti circa le possibilità della pesca al big bass, vediamo come muoverci. Il segreto del successo è racchiuso nelle esche voluminose: grosse gomme, shad da 4 pollici e mezzo e vermoni veramente lunghi. A mezz’acqua con grossi jerk e glide bait e poi, spostandosi negli stati più superficiali, vincono i grossi top water quali popper, wtd e rane. È necessario sondare ogni parte, ogni angolo, ogni algaio, erbaio o tronco sommerso. Occorre lanciare la gomma e farla scendere sul fondo, in anfratti oscuri e aspettare finché il filo si anima, s’irrigidisce e tagliando l’acqua, scorre via in superficie per l’abboccata di un grosso bass. Oppure possiamo lavorare in superficie muovendo con perizia l’esca e sperare in un’entusiasmante esplosione in top water. Una buona dose di precisione nel lancio e nel recupero e un’instancabile perseveranza, sono le carte giuste per concludere col persico di taglia. Superficialmente, si potrebbe considerare, la caccia al big bass, una pesca relativamente facile, ma non sempre basta avere la pazienza, come la nostra passione richiede, per il Big è indispensabile tanta malizia e collaudata manualità.

Attrezzatura
Parlando dell’attrezzatura, in generale, la scelta ricade su elementi che non tengono in considerazione il target, ossia il pesce da insidiare, piuttosto sono adeguati all’ambiente, allo spot. Poiché il bass è insidiabile anche in acque libere, intendendo con questo, laghi senza alghe inopportune o qualunque tipo di ostacolo, e non essendo un combattente esageratamente forte, la canna può essere relativamente leggera. Ma se peschiamo in grossi algai, ricchi di buchi e anfratti, dove il pesce può cercare rifugio in seguito all’abboccata, le cose cambiano radicalmente. Infatti, la probabilità che il pesce, anche solo parzialmente, si ricopra di alghe è altissima. Ciò significa che il normale peso del pesce cresce per via della parrucca di vegetali e simili che inevitabilmente gli si appiccica addosso. E come se non bastasse, oltre il peso, bisogna considerare l’aumentata capacità del bass di fare resistenza per via di tutti gli appigli possibili che sicuramente incontra nel percorso verso il guadino. Insomma, per vincere il combattimento, al di fuori delle acque libere, serve un’attrezzatura pronta, reattiva, che trasmetta la ferrata senza indugi e sia robusta abbastanza per lavorare di potenza e strappare il pesce dai posti angusti in cui si trova. Il bass, nel recupero, dovrà essere trascinato con la massima velocità possibile in superficie, grande o piccolo che sia. Quindi, in tema di canna, l’attrezzo più affidabile e maneggevole è un modello non troppo lungo, da 3 o 4 once; dovrà lanciare delle esche relativamente leggere dove non si avrà bisogno di lanci tanto lunghi. Il segreto di questa pesca è sondare ogni singolo centimetro del ristretto spazio che abbiamo preso in considerazione, e i lanci devono essere necessariamente precisi. Il mulinello può essere del tipo “casting” o a bobina fissa, non importa. Deve però essere robusto, importante nell’accezione del caso, sicuramente surdimensionato rispetto al target. Una cosa fondamentale di questa pesca, per terminare il discorso, è l’amo, rigorosamente anti alga. Sia su una frog che una gomma, l’innesco deve essere realizzato in modo che la punta dell’insidia non ecceda dalla superficie dell’esca. Ciò, per non raccogliere alghe che, in un modo o nell’altro, inficierebbero il recupero. Gli inneschi “texas” sono obbligatori in queste situazioni. La rana, invece, viene creata proprio in quel modo, con gli ami sottocutanei, perché il morso forte del pesce, affondando nella plastica, invita gli ami a una posizione corretta, e il gioco termina con una fortissima ferrata.

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