Mondo Pesca/Surfcasting

Planet Fish for Desogus
10 Ottobre 2020 ore 07:00

Planet Fish for Desogus

È da sempre una manifestazione con numeri record e non stupisce l’affetto che il “popolo del Planet” dispensa per il suo organizzatore. Ma riunire in assoluta sicurezza 200 pescatori, curando ogni minimo particolare, dimostra che questa gara è unica.
Fabrizio Frongia

Nell’anno della pandemia Covid19 è essenziale non perdersi mai d’animo; è proprio quello che ha fatto l’amico Luca Toni. Non si è scoraggiato e, sgomitando fra tante restrizioni e limitazioni, anche quest'anno è riuscito a dar vita all’ormai storico trofeo Planet Fish, memorial Toto Desogus. A ripagare il suo impegno hanno risposto benissimo tutti gli angler della Sardegna. Infatti sono stati ben 184 i pescatori iscritti, per un totale di ben 92 box! Certo, la voglia di gareggiare era tanta da parte di tutti, ma c’è da dire che per arrivare a questi numeri bisogna lavorare negli anni e solamente se semini bene puoi raccogliere questi frutti. Per la sedicesima edizione è stato scelto come “campo di battaglia” la spiaggia di Arborea - Sassu, conosciuto da tutti come uno dei campi più tecnici per l’elevato numero di catture e specie che si possono insidiare. Unica manche di 12 ore, articolata con la consueta formula a box utilizzando due canne ad atleta. Unica variante, che per questo trofeo ormai è di casa, la possibilità di avere già innescate le canne di riserva per una dinamica di pesca ancor più veloce. Misure classiche Fipsas per stilare la classifica finale, a peso e senza bonus preda, eccezion fatta per lo sparaglione, preda considerata, per molti, in questo spot, che viene aumentata nella sua misura minima, passando da 12 a 14 cm; avendo avuto il piacere di partecipare a questa edizione posso raccontare che questo è stato uno degli argomenti più trattati, prima, durante e dopo la gara.

“Aver innalzato di 2 centimetri la misura minima della sparlotta ha aperto un acceso dibattito tra chi esaltava i pro e chi evidenziava i contro”.

Cosa dire a riguardo? Sicuramente questa cosa mi ha incuriosito parecchio: può una variante del genere creare una differenza sostanziale in una manifestazione? 2 centimetri in più possono sovvertire gli esiti di una competizione? Per la mia “pochissima” esperienza maturata fra i vari campi nazionali, posso sicuramen-te asserire che è l’atleta che si deve a-deguare al regolamento e non il rego- lamento all’atleta. Le regole in fondo sono per tutti uguali, bisogna sempre e solo adattarsi alla formula prevista, sfruttando al meglio tutte le varie specie che il mare ci può regalare, calcolando, già a monte, l’impostazione di gara e gli eventuali rischi nelle specie da insidiare, questo calcolo può a volte andar bene e altre male, ma è qua che si vede la vera adattabilità del garista. Ora veniamo al dunque: sabato 29 agosto, fischio iniziale alle ore 20:00, in mezzo ai bagnanti che capendo di essere all’interno di un campo gara legittimamente chiesto e autorizzato hanno, quasi tutti, agevolato l’azione di pesca dei partecipanti. Sin da subito si è provato a insidiare, sfruttando il tramonto, le lecce stella, con scarso profitto considerando la loro dimensione irrisoria, e le classiche sparlotte sopra citate, ma, anche qui, si è immediatamente capito che questa tecnica non avrebbe pagato, visto  che le prede rientravano quasi tutte fra i 12 e i 13 cm. Al calar delle tenebre ecco cambiare gli assetti gara, si va alla ricerca di qualche bella mormora, chi a distanza e chi nel sottoriva, in più visto il periodo, si iniziano a ve-der volare i primi tranci di muggine alla ricerca del “famelico” serra. Passano le ore ma “radio pesca” tace, si nota subito che i settori di Arborea risultano essere leggermente più pescosi, in termine numerico, rispetto a quelli di Sassu, ma comunque sono poche le catture di rilievo da segnalare. Qualche bella mormora, sopra i due, tre etti, appare distribuita qua e là fra i picchetti. Una bella leccia da centimetri 37  (pari a 386 grammi), allamata al picchetto 85 dal box calangianese Matteo Cossu e Fabrizio Frongia, e un solo serra al picchetto 75, dove Roberto Loi e Fabrizio Trusiano, dopo un sussulto iniziale per la canna in forte piega, riesce, purtroppo per loro, a spiaggiare un Pomatomus saltatrix di “soli” 697 grammi: ok, fa sempre comodo, ma non dà quel vantaggio tanto sperato.


Il Coxinas batte un colpo
Ci troviamo al settimo settore, a Sassu, dove la sfida è interessante: in tre finiranno la gara con oltre 10 catture, e per tutta la notte la lotta è intensa. Ma come in tutte le battaglie ecco il colpo di scena: è l'una di notte circa e un trancio di muggine, lanciato sulla lunga distanza, decide di dichiarare a gran voce un All-in rischia tutto. Il box dei coxineros Andrea Curridori e Marco Machis, già noti per essere e-sperti in queste catture, rischiano il tutto per tutto per sbancare il loro settore e magari l'intera gara. Si cerca il big fish utilizzando tranci di muggine preparati a regola d’arte, sin dal calar del sole, con una ma anche con due canne. Ed ecco il momento: la canna in forte piega precede il canto della frizione che, all’improvviso,  squarcia il silenzio della notte, facendo girare anche i concorrenti ai loro lati. Andrea impugna la canna e ferra, sembra allamato, inizia il classico combattimento fatto di salti sul pelo dell’acqua e consueta andatura laterale. Marco incita il compagno, uno, due, tre minuti di combattimento che sembrano interminabili ed ecco intravedere la sagoma argentata affiorare in superficie; un ultimo sforzo... è fuori, ma ecco una nuova ripartenza, niente, ormai è stremato, lo shock leader è dentro il mulinello, 15 metri separano la preda dalla terra ferma. È lui il serra tanto atteso, fermerà l’ago della bilancia a 1949 grammi. Smaltita l’euforia per la cattura i due sanno di non potersi fermare, si ritorna immediatamente a lanciare le proprie esche in mare senza pausa; Andrea e Marco concludono la loro prova con cinque prede valide ed un peso totale di 2396 grammi che gli varrà la vittoria della sedicesima edizione del prestigioso Planet Fish.   

Raduno in sicurezza
Fischio finale alle ore 7:30; si consegnano le buste del pescato, la gara è finita. Tutti a raduno nel locale La Pineta. In primis mi sento in dovere di fare i complimenti all’organizzazione, per esser riuscita ad allestire un raduno all’insegna del rispetto delle normative Covid con il distanziamento sociale assicurato dall’enorme piazzale; accesso al bar per la colazione scaglionato e premiazione in zona separata per consentire l’accesso ai soli vincitori dei premi. Si inizia la pesatura e, come sempre in questi momenti, i potenziali premiati hanno gli occhi fissi sulla bilancia. Per gli amanti dei numeri e delle statistiche in totale sono state 478 le prede, per un totale di 56 chili di pescato e il settore più ricco è stato il terzo (ad Arborea) con 74 catture; fanalino di coda l’ottavo (a Sassu) con sole 29. Il maggior peso di pescato è stato registrato al quinto settore (a Sassu), con 10062 grammi, ultimo sempre l’ottavo con soli 2607 grammi. Come già anticipato, ad aggiudicarsi la vittoria finale e una super premiazione, i due ragazzi di Villacidro, Andrea Curridori e Marco Machis che si aggiudicano anche il premio per la preda più grossa. Diamo il giusto merito anche al resto del podio composto da Roberto e Sergio Usai, che conquistano anche il premio per il maggior numero di prede (20), e Giuseppe Melis con Simone Deidda. Doverosa “pacca sulle spalle” di congratulazione anche a tutti i box che hanno vinto il proprio settore. Per quanto riguarda le ragazze il titolo di Lady Planet Fish va a Ilaria Puddu, a seguire Valentina Risalvato e Lucia Migali. È vero che tutti i trofei sono belli, ma la particolarità del Planet sta in quello che riesce a trasmettere oltre l’aspetto agonistico. Non me ne vogliano le altre organizzazioni, anche perché ne faccio parte anch’io con la mia società, ma durante questa gara si respira un’aria di amicizia e unione che va oltre la vittoria del titolo; vedere Luca che si emoziona per ogni premio consegnato, sino alle lacrime al momento di assegnare un premio al padre. Per concludere, ecco le parole con cui Luca ha voluto ringraziare tutti: Dal piccolo pescatore accompagnato dal nonno che la notte prima della gara non ha dormito, sperando di pescare di fianco ai suoi idoli visti nei video in TV, al pescatore della domenica che magari spera di battere il campione italiano che gli è capitato al picchetto a fianco. Ai tantissimi amici che da sempre fanno di questa gara un evento uni-co, e a parte gli amici che per seri moti- vi non sono stati dei nostri, vorrei dire che non è mancato nessuno.” Appuntamento al ‘21, sempre più numerosi.

 

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