Mondo Pesca/Dalla Barca

Long Range
10 Novembre 2020 ore 07:00

Long Range

Da marzo a giugno, ma non solo, col tempo buono si possono fare ottime pescate ma bisogna essere preparati e pronti a impostare la tecnica migliore in ogni momento. Come insegna il nostro mitico Sandro Onofaro.
Sandro Onofaro

Una delle avventure di pe-sca che tutti dovrebbero fare nella vita è il Long Range Trip. Si tratta, come si può intuire, di raggiungere una meta, lontana, poco battuta. Un eden materiale, nel quale divertirsi in compagnia, alle spese di grossi pesci, insoliti, combattivi. Una cuccagna che però non è regalata, anzi, costa sacrificio. In California dove è nata l’idea, grazie ai banchi di tonni Yellowfin (Thunnus albacore), quello delle scatolette, barconi attrezzati caricano comitive di pescatori e dopo un viaggio, spesso abbastanza lungo, si fermano in un’area circoscritta o più aree magari non distanti tra loro, oppure sì, e passano giorni quando non settimane, in mezzo al mare pescando, mangiando e dormendo, ma soprattutto… divertendosi, fino allo sfinimento. Come spesso fa il nostro amico Gianni Degioannis nelle sue innumerevoli trasferte in oriente, o nel continente nero, in gran parte consumate in mare, imbarcato su pescherecci o simili, per giorni e giorni per pescare e pescare. Ma non è detto che così eccitanti esperienze, siano appannaggio esclusivo dei mari più esotici. Nel nostro piccolo, nel Mediterraneo o intorno alla Sardegna, anche noi abbiamo la possibilità di vivere un ‘esperienza in “long range fishing trip”. Certo, rispetto alle organizzazioni del “far west” fatichiamo ad armare un barcone per 50 persone e quasi sempre ci accontentiamo di più modesti ma veloci natanti, a volte addirittura open. Per conseguenza gli spazi temporali propizi che cadono inevitabilmente in concomitanza delle, purtroppo, non giornaliere, alte pressioni, alla fine dell’anno puoi contarle facilmente. E siccome, chi ha esperienza può confermarlo, fatta la prima non si vede l’ora di ripeterla... all’infinito. Ma quali possono essere le destinazioni per i pescatori locali?

Le Galite
A Sud, impera il mito delle Galite, piccole isolette, un tempo teatro di mille avventure, situate in acque territoriali tunisine e presidiate da consunte uniformi amanti dell’alcol, del più scadente dei whisky e delle riviste porno. Il mito Galite, in verità, ha perso il suo smalto.  I pesci non sono più in quantità come una volta e le cernie, le ricciole e i dentici in quantità pari ai saraghi, che hanno fatto sognare il pescatore sia a lenza che subacqueo, adesso sono solo un vago ricordo.  Inoltre le bottiglie, non sono più sufficienti a soddisfare gli annoiati gendarmi. Del resto è meglio così, nella sicurezza generale è compreso e non ultimo, il diritto, e a casa d’altri non puoi preten- dere tolleranza infinita e concessioni “estorte”.

Sulla carta è scritto Cialdi seamount ma è più conosciuto come K2. Si tratta di un banco di oltre 10 M esteso più o meno verso Nord con cappelli intorno a i 300 m.

Le Sorelle
Ancora più incerta è la situazione alle Sorelle, più a ovest, a nord della costa algerina. Sono due isolette contese tra i paesi confinanti, ricche di pesci ma di altrettanti e ancor più scorbutici sorveglianti. Le menzioniamo per completezza di informazione e per dare soddisfazione a Carlo Leone che racconta dei ricchi carnieri del passato, quando erano ancora isole “dimenticate”.

Mazzarilles
Poco più a nord delle Galite, a circa 8 miglia troviamo, su fondali ancora modesti, il banco Mazzarilles con un cappello a 21 metri. Ma la batimetrica migliore è intorno ai 45-50.

“A Sud, impera il mito delle Galite, piccole isolette, un tempo teatro di mille avventure, situate in acque territoriali tunisine e presidiate da consunte uniformi amanti dell’alcol, del più scadente dei whisky e ...”

Spiss
Poco più a nord su quote poco più impegnative troviamo il famoso banco Spiss. Paraghi, sanpietro e cernie canine sono le prede più frequenti. Gli occhioni si trovano, grandi, a 110 m.

Nord Est
Abbastanza vicino, segnato senza precisione sulla carta, a circa 10 M c’è il banco cosiddetto di NE, molto frequentato dal tonno rosso.

Sentinella
Più raggiungibile e sicuro ma anche più frequentato è il banco Sentinella, circa 80 miglia a 180° dal porto di Cagliari per 3 ore e mezzo di navigazione. Ci bazzicano i pescherecci professionali, anche a strascico. Il risultato quindi è incerto.

K2
Sulla carta è scritto Cialdi seamount ma è più conosciuto come K2. Si tratta di un banco di oltre 10 M esteso più o meno verso Nord con cappelli intorno a i 300 m. Dista circa 70 M da Tavolara ma appena 40 da Porto Santo Stefano nell’Argentario. Anche questo è uno spot abbastanza frequentato con pesci e animali di ogni tipo e si presta a più tecniche.

Strategia
Sebbene trovare uno spot valido sia sempre un problema, lo sforzo è quello di predisporre un programma di pesca elastico per sfruttare tutti i tempi, anche sottraendoli al sonno. In pratica occorre individuare le diverse tecniche praticabili in base all’attrezzatura, le capacità degli angler e le possibilità. Comunque, nei  trasferimenti, dalla primavera all’autunno, conviene fare traina d’altura. La cricca, inoltre, deve essere affiatata e disciplinata. La barca, visto le possibili distanze è bene che sia almeno di 8 metri, anche open per le trasferte più veloci e brevi, da 10 metri in su, cabinate, per gli autentici long range fishing trip. Vale sempre, ma soprattutto in quest’ultimo caso, il rigoroso controllo dell’imbarcazione. Carburante, strumenti, utenze, livelli, cambusa e acqua da imbarcare in scor-te generose. Un pasto caldo fa sempre piacere e aiuta a stare in forma e lucidi. Le esche, vanno conservate in maniera adeguata, sotto sale o ghiaccio normalmente, comunque in modo da resistere a una sessione di pesca prolungata. Poi, l’attrezzatura: canne, mulinelli, artificiali, ecc. Tutto deve essere efficiente e sufficiente per praticare più discipline, che possono essere: traina d’altura, drifting, spinning, bolentino e tecniche verticali.

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Copertina del magazine di Gennaio 2020
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