Mondo Pesca/Surfcasting

Lampi Verdi al Flamingo
10 Settembre 2021 ore 07:00

Lampi Verdi al Flamingo

Ci torniamo ogni anno, non ci stancheremo mai di farlo. Ma i serra di Pula non sono più una facile alternativa a tecniche di pesca più blasonate. Anche qui, se si vogliono raccogliere risultati, c’è bisogno di sfoderare fantasia e inventiva.
Federico Melis

Sempre più lontani, sempre più piccoli, ma comunque sempre presenti. Negli anni gli incontri con i serra che in principio manifestavano la loro presenza solo attraverso saltuarie catture, sono diventati una costante di tutta la stagione estiva e autunnale. In questi anni tutto il comprensorio di Santa Margherita di Pula ha fatto da centro d’attrazione per i pescatori che si vogliono cimentare in una tecnica semplice e redditizia. Ma se anni fa la taglia delle prede era considerevole e in media le catture pesavano 2,5 o 3 chili, adesso trofei di quel livello sono da considerarsi rari. Le prede non mancano, ma sono molto più piccole (in media sul chilo) e non basta più un lancio “distratto”, a pochi metri da riva; gli attacchi avvengono lontano e questo ha portato a un affinamento della tecnica. Tra i tanti spot possibili, uno dei più blasonati è la spiaggia di via Flumendosa, a pochi chilometri da Pula. Bassa, esposta a sud est e nelle ore notturne (quelle utili per la pesca) frequentata solo da noi pescatori e dai trattori che, a tarda notte, ripuliscono l’arenile. Al tramonto un attacco è molto probabile, ma le ore di massima attività sono a cavallo della mezzanotte, costante che sembra minimizzare il ruolo della marea e della luna in cielo. Tutta la spiaggia intorno alla torretta del servizio di salvataggio è “buona”, meno il settore vicino alla foce (in estate chiusa) anche per la presenza di pietre e ostacoli, causa di frequenti incagli. L’esca rimane una costante, il trancio di muggine, ma le sue dimensioni e la presentazione adesso sono molto più light. Vediamo quindi un possibile assetto vincente.

Acciaio e fluorocarbon
Spiaggia bassa, serra lontani, quindi dobbiamo impegnarci e lanciare l’esca con la massima cura possibile. Personalmente utilizzo un assetto a due canne (tre massimo) e un controllo dell’esca a intervalli di circa mezz’ora. Controllo vuol dire che ogni volta si sostituisce l’esca con una nuova, fresca e “fragrante”. La canna ha il compito di portare lontano il trancio. Qui a Santa Margherita i serra non si pescano tra le onde e sono anzi da favorire le serate con vento alle spalle. Quindi la zavorra non deve “tenere” il mare e di conseguenza non abbiamo bisogno di grosse grammature. Al piombo va aggiunto il peso del trancio, ormai irrisorio almeno se si raffronta con i sal- sicciotti voluminosi di una volta. In bobina non più il classico 0,40 diretto ma fili sottili anche 0,25 e shock leader conico che aumenta la sezione sino a circa 0,50. In tanti ormai utilizzano il trecciato in bobina anche in questa tecnica, poiché permette, con la sua sezione molto minore a parità di carico, rispetto al nylon, di effettuare lanci più lunghi. Per quanto riguarda le parature, due sono quelle consigliate: fissa, con un solo bracciolo alto, o scorrevole. In ogni caso il finale è composto da uno spezzone di fluorocarbon dello 0,35 o 0,40 a cui si lega, con una girella, il filo d’acciaio su cui troviamo un solo amo con misura intorno al 2/0. Più lungo è il finale, più sarà pronunciato l’effetto bandiera che tende a creare attrito in fase di lancio. Un buon compromesso è costituito da un assetto con fluorocarbon di lunghezza intorno ai 50 centimetri e acciaio sui 20. Di più, come detto, aumenta l’attrito; di meno ci espone a una maggiore probabilità che il serra attacchi e morda il filo, o del finale o della lenza madre. Fluorocarbon, ami massimo del 2/0, esche grandi non più di un pollice… questa tecnica ha subito un’evoluzione light, necessaria visto il cambiamento di taglia e comportamento dei serra.

Prima tre, poi due e infine soltanto uno. Negli anni è diminuito il numero degli ami necessari per ferrare in sicurezza il serra. L’esperienza di molti pescatori consiglia questa configurazione, più leggera e catturante.


Non è sempre strike
Anche l’azione di pesca si è affinata. Le mangiate, gli attacchi, sono meno prepotenti che in passato. Ulteriore motivo che ci induce a un’azione più attenta, sempre “sulle canne”, con continui controlli dell’esca, in barba alla storica fama di pesca sedentaria. L’unico amo, quando tutto va bene, viene ingoiato dal serra. Ma molti attacchi si riducono a semplici assaggi dell’esca o, nel caso peggiore, al taglio netto del filo. Ma, se la preda è ben ferrata, ecco che finalmente sprigiona la forza che noi da sempre gli riconosciamo. Il recupero deve essere comunque sensibile al comportamento del pesce, assecondando le ripartenze con l’utilizzo calibrato della frizione. Come accennato, nella maggior parte dei casi, in questo splendido spot, tutta l’azione si svolge intorno a mezzanotte. L’arrivo dei trattori in spiaggia è un segnale di fine dei giochi, riconosciuto tanto da noi ma sembra anche dai serra. Per gli stoici che decidono di non mollare, qualche cattura si può avere anche prima dell’alba, prima del sorgere del sole e dell’arrivo delle fastidiose vespe e numerosi bagnanti; i due aggettivi, fastidioso e numeroso, si possono riferire sia alle prime che ai secondi… Quindi, in sintesi, lo spot di via Flumendosa, altrimenti conosciuto come il Flamingo, mantiene la sua ottima reputazione ma tutto si fa sempre più complicato. Così è la vita, così è la pesca.

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