Mondo Pesca/Bolentino

Venti e Correnti
10 Ottobre 2021 ore 07:00

Venti e Correnti

Nel bolentino di profondità il probelma della corrente è spesso esasperato dalla profondità. Putroppo gli scarsi rimedi a disposizione non sempre risolvono la situazione e quindi non rimane altro che fare affidamento alla sensibilità di ognuno di noi
Alberto Belfiori

Vento e corrente sono due fenomeni meteo marini che in diversa misura incontreremo sempre in navigazione e a pesca. Soprattutto a pesca, almeno nel bolentino e molto di più nel bolentino profondo, risultano elementi importanti a volte determinanti.


Cosa sono
Il vento è una massa d’aria in movimento che si sposta, da un punto a un altro, per la differenza di pressione atmosferica. Con pari livello di superficialità, possiamo definire la corrente come una massa d’acqua che si muove, in mare, in senso orizzontale. In barca la differenza sostanziale tra i due fenomeni è riassunta dal detto: il vento viene, la corrente va. Ossia, in riferimento ai punti cardinali, il vento, settentrionale proviene  da Nord, mentre la corrente settentrionale si dirige a Nord. In genere, ma non necessariamente, alle basse e medie profondità le correnti seguono la direzione del vento. Si verifica quindi che alla Tramontana corrisponde una corrente meridionale, quindi entrambi con la stessa direzione e verso. Man mano che le batimetriche aumentano di profondità l’influenza del vento sulla corrente diminuisce, e diventa determinante, per la corrente, la diversa densità delle acque.

Ancoraggio
Fatta questa elementare premessa, si osserva, per chi pesca a bolentino, che vento e corrente sono spesso avversi alle necessità, rendendo impegnativo l’ancoraggio. Fortuna vuole che l’elettronica ci viene incontro ancora una volta e grazie al motorino di prua, si combattono, di norma con successo, venti che a volte superano i 10 nodi.

La pancia
Ma può succedere anche che vento e corrente agiscano in senso opposto, annullandosi, al punto che l’immagine della barca sul display del cartografico, si riduca a un semplice punto o ad altra icona che rappresenta la barca ferma. Purtroppo questa pur fortunata condizione, non è altrettanto positiva ai fini della pesca, soprattutto in profondità. Infatti nonostante la barca ferma rispetto al fondo, la corrente è comunque presente, tanto da determinare, nella lenza immersa, un arco più o meno accentuato (pancia), in ragione della velocità della corrente e naturalmente dell’altezza della colon-na d’acqua, nonché dello spessore del filo. Già questo riduce la sensibilità. Il trecciato, infatti, non cade perpendicolare, sotto la barca, e azzera il vantaggio del multifibra il cui successo è determinato, oltre che alla ridotta sezione del filo rispetto al tradizionale nylon, a parità di carico di rottura, dall’elasticità pari a zero. Per limitare l’arco, sfortunatamente, non abbiamo altro mezzo diverso da una zavorra più pesante, posto che il filo in bobina sia di diametro adeguato, quindi il più sottile possibile. Purtroppo, così facendo le nostre possibilità di sentire le mangiate più timide si riducono drasticamente.

Target
E se vogliamo dirla tutta, quella zavorra, seppur pesante un chilo o un chilo e mezzo, non va a fondo in perpendicolare, a filo con la barca, ma subisce una deviazione in direzione della corrente per l’attrito del filo. Questo scostamento si aggiunge alla già approssimativa localizzazione del target, visto che l’immagine del fondo sull’ecoscandaglio, anche se ottenuta con impulsi in bassa frequenza e la minima ampiezza del cono, corrisponde a un’area piuttosto ampia, con un target, molto spesso, a lato della perpendicolare che la barca proietta sul fondo.

“Il filo, infatti, non cade perpendicolare e azzera il vantaggio del multifibra il cui successo è determinato, oltre che alla ridotta sezione del filo rispetto al tradizionale nylon, a parita di carico di rottura, dall’elasticità pari a zero”.


Fiuto e immaginazione
Probabilmente non abbiamo elencato tutti i problemi del bolentino medio profondo ma evidenziato solo alcuni aspetti che però ci mettono in guardia e che ci dicono che la pesca è anche, fiuto, intuito, fantasia e immaginazione. Mi esprimo così perché nei casi più sfortunati le tocche bisogna davvero immaginarle, occorre attivare una sensibilità latente, che ci porta ad anticipare le mosse della preda. Oppure, dobbiamo stuzzicare l’aggressività del pesce e verificare se l’apparente silenzio è reale oppure l’attività non viene trasmessa sul cimino della canna. Insomma la concentrazione deve essere massima, capace di amplificare quella “sensazione” di tocca, avvenuta in un millimetrico sollevamento del piombo o durante un delicato tentativo di riduzione della pancia. In ogni caso potrebbe risultare utile “ferrare a tempo” e recuperare anche senza testate, ma anche l’uso di esche resistenti, come il calamaro, oppure presentare l’esca in maniera compatta, magari “rinforzata” col filo elastico, soprattutto se in queste circostanze non facili, abbiamo a che fare con pesci normalmente “silenziosi”, come il cappone.

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